{"id":5328,"date":"2024-02-12T09:29:02","date_gmt":"2024-02-12T09:29:02","guid":{"rendered":"https:\/\/rdc2.wedot.net\/?page_id=5328"},"modified":"2026-03-23T08:51:52","modified_gmt":"2026-03-23T08:51:52","slug":"edizione-2012","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?page_id=5328","title":{"rendered":"Edizione 2012"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"5328\" class=\"elementor elementor-5328\" data-elementor-post-type=\"page\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-eee9339 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"eee9339\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-6614d6c\" data-id=\"6614d6c\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a3c12c5 elementor-widget elementor-widget-wesper-section-title\" data-id=\"a3c12c5\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"wesper-section-title.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t          <div class=\"jlcus_sec_title jl_sec_style9 jl_secf_menu   \">\n            <div class=\"jlcus_sect_inner\">\n                                    <h2 class=\"jl-heading-text\">            \n                        <span>\n                                                            Il Libro                                                    <\/span>            \n                  <\/h2>\n                                    \n                              <\/div>                    \n                      <\/div>                    \n    \t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-inner-section elementor-element elementor-element-981f5ac elementor-hidden-mobile elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"981f5ac\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-inner-column elementor-element elementor-element-03a2882\" data-id=\"03a2882\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2682167 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"2682167\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h3 class=\"titoloLibro\">SIAMO NOI, SIAMO IN TANTI<br \/>Racconti dal carcere<br \/>a cura di Antonella Bolelli Ferrera<\/h3><p class=\"infoLibro\">Autori: vari<br \/>Data di uscita: 29 Maggio 2012<br \/>Casa Editrice: RaiEri<br \/>Pagine: 334<\/p><p>Link di acquisto: <a href=\"https:\/\/amzn.eu\/d\/hIUy8GI\">Amazon<\/a><\/p><p class=\"descrizioneLibro\">20 racconti, il meglio dei molti, moltissimi in concorso al premio letterario Goliarda Sapienza \u201cRacconti dal carcere\u201d, edizione 2011-2012.<br \/>Non \u00e8 stato facile scegliere. Soprattutto, non \u00e8 stato facile escludere. Ogni storia trasuda sentimento, che pu\u00f2 essere di sofferenza, di rabbia, di speranza. Magari chi scrive non \u00e8 italiano o \u00e8 poco pi\u00f9 che analfabeta, ma come decidere di non premiare chi ha saputo trasmettere ugualmente un\u2019emozione? Oppure \u00e8 \u2013 senza ammetterlo \u2013 un fuorilegge convinto e racconta con aria sfrontata episodi di quel suo mondo fuori e dentro le mura del carcere con l\u2019intento di stupire. E vi riesce. Come non riconoscergli che con la penna in mano ha raggiunto l\u2019obiettivo? Magari, il primo della sua vita.<br \/>Alcuni racconti sono accompagnati da una lettera che per l\u2019intensit\u00e0 delle parole meriterebbe di far parte del racconto stesso. Altri sono scritti come un soggetto cinematografico, scena per scena, cadenzando sapientemente le ore, i giorni, i mesi, gli anni che trascorrono senza fine. In qualche caso per davvero, perch\u00e9 il fine pena \u00e8 \u201cmai\u201d.<br \/>C\u2019\u00e8 spesso rabbia, espressa senza mezzi termini, verso un sistema che fatica a dare un senso a quella rieducazione del condannato \u2013 o del dannato, come scrive uno di loro \u2013 enunciata dall\u2019articolo 27 della Costituzione.<br \/>Questi 20 racconti ci catapultano nel mondo carcerario, calandoci dentro a storie personali che a tratti sembrano volerci convincere del perch\u00e9 di scelte di vita scellerate perpetrate all\u2019infinito, ma si scopre che chi ha potuto avvicinarsi alla lettura, ha maturato con il tempo una maggiore sensibilit\u00e0 e, conseguentemente, la consapevolezza dei propri errori. Il circolo virtuoso lettura-scrittura-riflessione, si sa, porta spesso buoni frutti. Sono gli stessi detenuti a scriverlo e a darne merito alle persone che li hanno condotti per mano nel fantastico viaggio dell\u2019apprendimento e della conoscenza. Si tratta, il pi\u00f9 delle volte, di educatori e volontari che dedicano molto tempo della loro vita a queste vite rinchiuse, sospese.<br \/>L\u2019obiettivo del premio letterario Goliarda Sapienza \u00e8 di dare un piccolo contributo in tale direzione.<br \/>La scelta di abbinare ogni racconto a un affermato rappresentante del mondo culturale e dell\u2019informazione, consente di imprimere una forma pi\u00f9 compiuta al testo, pur nel rispetto della sua originalit\u00e0, e di introdurlo attraverso un commento sicuramente stimolante per l\u2019autore che ne \u00e8 il destinatario.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-inner-section elementor-element elementor-element-f79d22f elementor-hidden-desktop elementor-hidden-tablet elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"f79d22f\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-50 elementor-inner-column elementor-element elementor-element-8594478\" data-id=\"8594478\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-19adb6d elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"19adb6d\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h3 class=\"titoloLibro\">SIAMO NOI, SIAMO IN TANTI<br \/>Racconti dal carcere<br \/>a cura di Antonella Bolelli Ferrera<\/h3><p class=\"infoLibro\">Autori: vari<br \/>Data di uscita: 29 Maggio 2012<br \/>Casa Editrice: RaiEri<br \/>Pagine: 334<\/p><p>Link di acquisto: <a href=\"https:\/\/amzn.eu\/d\/hIUy8GI\">Amazon<\/a><\/p><p class=\"descrizioneLibro\">20 racconti, il meglio dei molti, moltissimi in concorso al premio letterario Goliarda Sapienza \u201cRacconti dal carcere\u201d, edizione 2011-2012.<br \/>Non \u00e8 stato facile scegliere. Soprattutto, non \u00e8 stato facile escludere. Ogni storia trasuda sentimento, che pu\u00f2 essere di sofferenza, di rabbia, di speranza. Magari chi scrive non \u00e8 italiano o \u00e8 poco pi\u00f9 che analfabeta, ma come decidere di non premiare chi ha saputo trasmettere ugualmente un\u2019emozione? Oppure \u00e8 \u2013 senza ammetterlo \u2013 un fuorilegge convinto e racconta con aria sfrontata episodi di quel suo mondo fuori e dentro le mura del carcere con l\u2019intento di stupire. E vi riesce. Come non riconoscergli che con la penna in mano ha raggiunto l\u2019obiettivo? Magari, il primo della sua vita.<br \/>Alcuni racconti sono accompagnati da una lettera che per l\u2019intensit\u00e0 delle parole meriterebbe di far parte del racconto stesso. Altri sono scritti come un soggetto cinematografico, scena per scena, cadenzando sapientemente le ore, i giorni, i mesi, gli anni che trascorrono senza fine. In qualche caso per davvero, perch\u00e9 il fine pena \u00e8 \u201cmai\u201d.<br \/>C\u2019\u00e8 spesso rabbia, espressa senza mezzi termini, verso un sistema che fatica a dare un senso a quella rieducazione del condannato \u2013 o del dannato, come scrive uno di loro \u2013 enunciata dall\u2019articolo 27 della Costituzione.<br \/>Questi 20 racconti ci catapultano nel mondo carcerario, calandoci dentro a storie personali che a tratti sembrano volerci convincere del perch\u00e9 di scelte di vita scellerate perpetrate all\u2019infinito, ma si scopre che chi ha potuto avvicinarsi alla lettura, ha maturato con il tempo una maggiore sensibilit\u00e0 e, conseguentemente, la consapevolezza dei propri errori. Il circolo virtuoso lettura-scrittura-riflessione, si sa, porta spesso buoni frutti. Sono gli stessi detenuti a scriverlo e a darne merito alle persone che li hanno condotti per mano nel fantastico viaggio dell\u2019apprendimento e della conoscenza. Si tratta, il pi\u00f9 delle volte, di educatori e volontari che dedicano molto tempo della loro vita a queste vite rinchiuse, sospese.<br \/>L\u2019obiettivo del premio letterario Goliarda Sapienza \u00e8 di dare un piccolo contributo in tale direzione.<br \/>La scelta di abbinare ogni racconto a un affermato rappresentante del mondo culturale e dell\u2019informazione, consente di imprimere una forma pi\u00f9 compiuta al testo, pur nel rispetto della sua originalit\u00e0, e di introdurlo attraverso un commento sicuramente stimolante per l\u2019autore che ne \u00e8 il destinatario.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-50 elementor-inner-column elementor-element elementor-element-423ff1b\" data-id=\"423ff1b\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-78269c4 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"78269c4\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/amzn.eu\/d\/dBht4uP\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"292\" height=\"457\" src=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/libro2012-20x31.gif\" class=\"attachment-large size-large wp-image-2061 jl-lazyload lazyload\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/libro2012.gif\" srcset=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/libro2012-20x31.gif 20w, https:\/\/raccontidalcarcere.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/libro2012-192x300.gif 192w\" sizes=\"(max-width: 292px) 100vw, 292px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f93a757 elementor-widget elementor-widget-wesper-section-title\" data-id=\"f93a757\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"wesper-section-title.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t          <div class=\"jlcus_sec_title jl_sec_style9 jl_secf_menu   \">\n            <div class=\"jlcus_sect_inner\">\n                                    <h2 class=\"jl-heading-text\">            \n                        <span>\n                                                            Copertina                                                    <\/span>            \n                  <\/h2>\n                                    \n                              <\/div>                    \n                      <\/div>                    \n    \t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b5f1447 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"b5f1447\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h4 class=\"H4copertina\">Quarta di copertina<\/h4><p class=\"infoLibro\">Elio Pecora<\/p><p class=\"descrizioneLibro\">Questo libro accoglie venti storie dal carcere, accompagnate dalle note di lettura di venti fra scrittori, intellettuali, scienziati. Sono vicende di sgomento e di rabbia, di sofferenza e di rassegnazione, anche di ritrovata chiarezza. Uomini e donne &#8211; di diversa et\u00e0, di diversa provenienza, che scontano condanne &#8211; alcune per l\u2019intera vita &#8211; raccontano le ragioni e i casi che li hanno portati al crimine e alla condanna, denunciano la condizione carceraria spesso disumana. Sono storie di delitti, di ruberie, di droga, di famiglie smembrate, di figli lasciati bambini. Sono storie generate da una societ\u00e0 triste e deforme. Le scritture che ne vengono, tutte col vigore e l\u2019efficacia della confessione e del chiarimento, conducono dentro realt\u00e0 difficili e complesse. Grazie alla scrittura, ognuno dei venti autori, si fa attore e testimone della propria esistenza e per questo, dal chiuso di una cella, chiama e significa la sua libert\u00e0.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d83b8b9 elementor-widget elementor-widget-wesper-section-title\" data-id=\"d83b8b9\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"wesper-section-title.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t          <div class=\"jlcus_sec_title jl_sec_style9 jl_secf_menu   \">\n            <div class=\"jlcus_sect_inner\">\n                                    <h2 class=\"jl-heading-text\">            \n                        <span>\n                                                            I Vincitori                                                    <\/span>            \n                  <\/h2>\n                                    \n                              <\/div>                    \n                      <\/div>                    \n    \t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-fc6eea0 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"fc6eea0\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h2>1\u00b0 Classificato<\/h2><h3 class=\"titoloRaccontiLibro\"><strong>Borderline<\/strong><br \/><em>di Francesco Fusano<\/em><\/h3><p class=\"breveDescrizione\">Il disturbo della personalit\u00e0 borderline \u00e8 caratterizzato da una forma pervasiva di instabilit\u00e0 dell\u2019immagine di s\u00e9, delle relazioni interpersonali e dei rumori. Una consistente e marcata turba dell\u2019identit\u00e0 \u00e8 pressoch\u00e9 continua, spesso pervasiva \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<br \/>Nevrosi depressiva, depressione maggiore e psicosi reattiva breve figurano tra le complicanze di questo disturbo\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Ho atteso circa 23 mesi per questa diagnosi e ora cosa me ne faccio?<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.. conservo gelosamente il ricordo di Francesco tra i 21 e i 27 anni, un ragazzo non troppo alto, 1,68 m per 73 kg; nessun accenno di pancetta o maniglie, occhi grigi, fotocromatici, che spaziano nell\u2019iridescenza tra il verde pi\u00f9 intenso dello smeraldo e il blu profondo dello zaffiro. Lisci, lunghi capelli biondi ad avvolgermi il viso, che se non educati diventano ricci ribelli, fili d\u2019oro; ne andavo fiero come un leone della sua criniera.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<br \/>In camera espongo orgoglioso le foto di un \u201cfu Francesco\u201d. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.Io, alieno e alienato, non ho progetti, tranne uno, procurarmi soldi e droga: io eroe della mia eroina e cos\u00ec assetato di coca.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>La macchina della giustizia \u00e8 lenta, la clessidra \u00e8 ostruita e il tempo si dilata come le mie pupille. Mi stringo al muro, questo giaciglio improvvisato in una cella di sicurezza, panchina di cemento, una coperta e il mio mal di vivere che mi sussurra all&#8217;orecchio: \u201cUcciditi! Ucciditi!\u201d.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>II medico di guardia mi rifila 2 Tavor sottobanco, preferisce che sia il dottore del Sert a sbrigare la mia pratica, sono troppo impegnativo! \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Il dottore del Sert \u00e8 un uomo sulla quarantina, un metro e 80-85 per 90 kg, lo sto pesando mentre dentro di me l\u2019astinenza si fa sempre pi\u00f9 prepotente. Cerco di scorgere fra le sue parole una formula d\u2019assoluzione, ma ricevo solo ammonizioni per le torture cui sottopongo il mio corpo.<br \/>Trattiamo. II tossico che \u00e8 in me ha la meglio. Sono addestrato. Concordiamo di cominciare con 40 mg di metadone. Nelle 72 ore successive arriver\u00f2 a estorcergli 80 mg. Tuttavia, nulla di ci\u00f2 che dir\u00f2 insinuer\u00e0 in lui il sospetto che l\u2019unico obiettivo \u00e8: \u201cnon esserci\u201d. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Il vice capoposto soprannominato \u201cfaccia di merda\u201d, come lo sbirro del film C\u2019era una volta in America, con poche parole e a denti stretti, mi comunica che si \u00e8 liberato un posto. Tutti italiani. Il posto in questione \u00e8 quello al suolo, nessuna branda solo un materasso.<br \/>Non batto ciglio, il \u201csostitutivo\u201d controlla l\u2019equalizzatore audio e le funzioni video del mio corpo\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Preparo le mie cose, abiti che da anni mi accompagnano nelle galere, fieri di aver conosciuto i confini di Rebibbia, poveri ma dignitosi. Solo io ho smarrito dignit\u00e0 e orgoglio.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Destinazione 3\u00b0 sezione: tossic-park! Cella: 314. Abitanti: due catanesi ultracinquantenni che mi squadrano dalla testa ai piedi.<br \/>Nell\u2019arco delle successive dodici ore hanno provato, senza risultato alcuno, a impressionarmi. In 12 minuti li ho resi ipocondriaci, non gli importa che abbia bicchiere e posate segnate, per loro sono un appestato, un lebbroso: ho l\u2019epatite C. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Mi sono concesso un\u2019unica uscita ai passeggi, non mi vanno queste facce gialle. Forse voglio solo nascondere la mia. Sono l\u2019incarnazione dell\u2019atroce sofferenza che mi autoinfliggo, peso 53 kg, se mi cogliesse di sorpresa una folata di vento, mi trascinerebbe come una foglia secca. E poi, devo stare attento a Loro, non vogliono che io esca dalla cella. L\u00ec fuori ci sono demoni, tenebrosi mostri che altro non aspettano: uccidermi. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Dal 3\u00b0 reparto al 2\u00b0, s\u00ec, certo! Viene naturale pensare che siano vicini, si succedono numericamente, ma qui non esiste logica, nessuna scienza. Ci separano. Restiamo in due. Carichi come muli, percorriamo metri, 600 circa, scale, corridoi, e ancora scale. L\u2019ascensore, no! \u00c8 solo per gli agenti.<br \/>Arriviamo a destinazione. Per me la suite n\u00b0 4, per l\u2019altro la 24.<br \/>All\u2019ingresso nella cella mi percuote un odore pungente, olio bruciato, puzzo di fritto stagnante. Il disordine regna sovrano, ma sono addestrato.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Mi sono stabilito, ho piantato i picchetti, non mi muovo. Non esco mai dalla cella, se non per la doccia e il metadone. \u00c8 la mia protesta, grido al mondo il mio non esistere, eppure respiro, mangio, cago. Sono morto dentro e con ostinazione, quella stessa morte interiore cerco di trasferirla anche al corpo, ma a chi posso raccontarlo? Chi mi capirebbe?<br \/>Piango e mi dimeno nel sonno. Grido al risveglio. Resto immobile, non respiro. Ci vogliono dai 20 ai 35 minuti per convincermi che i lamenti e le voci, le mani sporche di fango che vogliono tirarmi a loro, sono solo frutto dell\u2019immaginazione.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>La mia attenzione \u00e8 richiamata da un individuo che indossa uno strano costume. Conosce il mio cognome, il mio nome, il mio segno zodiacale, mi ha persino beccato segarmi nel cesso. Io, di lui, non so niente! Questo \u00e8 il carcere: ti spoglia, ti priva dei tuoi pi\u00f9 intimi pudori, ti rende un insieme di lettere e numeri, e a ricordare che anche tu \u201csei esistito\u201d, una foto su un cartoncino resta l\u2019unica testimonianza.<br \/>Scandisce il mio cognome, mi guarda ammonendo la mia mole. Ho sostituito l\u2019abuso di droghe con eccessi d\u2019alimenti. Devasto il fegato con una media di trenta uova ogni cinque giorni, chiaramente le assumo a orari precisi, solo di notte, tra e due e le tre.\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<br \/>Ad attendermi nell\u2019ufficio, una donna. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026 Capelli lunghi. Seppur seduta, intuisco che le arrivano sino alle anche. Neri, di un nero che ricorda la notte. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>\u201cSono venuta per guardare in faccia chi \u00e8 tanto coraggioso e incosciente da autodenunciarsi\u201d. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<br \/>Suppongo sia una professionista, preparata a menti confuse, sconvolte, ai folli!<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026 Io, la nota errata, tutte le settimane siedo di fronte al desiderio d\u2019ogni ragazzo e uomo che sospiri tra queste mura, la dottoressa Taccolgo.<br \/>Luis, il mio compagno di cella, mi prende in giro, quando nell\u2019attesa mi cambio d\u2019abito in continuazione. Ricerco accostamenti di tonalit\u00e0 che facciano risaltare quel poco di grazioso che di me resta. \u00c8 per Lei che lo faccio. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Le settimane scorrono, ora mi sento fortunato.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<\/p><h6>Motivazioni<\/h6><p>Stile sorvegliato, ricchezza lessicale, citazioni sparse, memoria di buone letture e visioni, ironico trascendimento del vissuto, al punto che non importa pi\u00f9 sapere se i fatti siano accaduti. I personaggi, figure appena accennate e indelebili. Sopra tutte, la figura della nutrice. Borderline, diagnosi-specchio di una vita, \u00e8 letteratura in senso autentico.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4ee6aec elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"4ee6aec\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h2>2\u00b0 Classificato<\/h2><h3 class=\"titoloRaccontiLibro\"><strong>Introduzione alla devianza di un cane<\/strong><br \/><em>di Salvatore Torre<\/em><\/h3><p class=\"breveDescrizione\">\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Il mio cane, un bastardino tutto nero, dimorava abitualmente sulla strada, davanti a casa. Dico abitualmente, perch\u00e9 non di rado spariva per un\u2019intera settimana. Ma non \u00e8 questo che lo faceva strano. Destava meraviglia, invece, il fatto che lasciasse transitare per quella via chiunque, a qualsiasi ora del giorno e della notte, eccetto, guarda caso, carabinieri e affini.<br \/>Sul serio! E a nulla valeva che fossero in divisa oppure no: li fiutava appena sopraggiungevano sulla piazzola del paese, che dalla casa distava non meno di trecento metri.<br \/>Cos\u00ec docile e caro, si trasformava in una belva giusto quando uno di quei signori aveva l\u2019aria di recarsi alla nostra dimora. Tanto ringhiava e mostrava i denti, che una volta minacciarono con la pistola perfino di ammazzarmelo.<br \/>Questo meditavo in attesa di dare quegli esami e mi chiedevo nuovamente quale salvezza avrei mai potuto avere, se quel mondo subdolo e perfido aveva persino suggestionato la ragione di un cane!<br \/>Si potrebbe ora discutere delle capacit\u00e0 di quell\u2019animale di far sue le emozioni di quanti aveva in affetto, ma anche laddove ne concordassimo il senso, resterebbe il fatto che finanche lui, il cane, si era di fatto conformato alle leggi di quella scellerata societ\u00e0.<br \/>Quale salvezza, dunque? Nessuna.<br \/>Magari qualcuno mi avesse fatto stirare il collo dall\u2019altra parte di quel mio mondo&#8230; giusto per mostrarmi che di l\u00e0 c\u2019era di meglio, avrebbe forse insinuato in me la curiosit\u00e0 e, chiss\u00e0, anche il richiamo che mi transitasse verso un altro destino!<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Avevo trentasei anni, ma gi\u00e0 i capelli e il pizzetto mostravano qualche filo grigio. Non ero sposato e non sapevo se un giorno mi si sarebbe data la possibilit\u00e0 di farlo. Disperavo, in verit\u00e0.<br \/>Del resto, donne non potevo frequentarne tante, e quelle poche, anzi pochissime, che avevo modo di conoscere, non mi ritenevano per nulla affidabile. Mi guardavano di traverso, mi scrutavano, cercavano forse di capire chi fossi in realt\u00e0. Non che dessi loro modo di equivocare sulla mia personalit\u00e0&#8230; ero un ergastolano, dopotutto.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Ci vedevamo una o due volte al mese e non facevamo che parlare e parlare&#8230; in verit\u00e0, ce ne stavamo l\u00e0, seduti l\u2019uno di rimpetto all\u2019altro, pensando di voler fare tutt\u2019altro.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<br \/>Dalle nostre parti c\u2019era un detto: \u201cO ammazzi o ti fai ammazzare\u201d, e io facevo il possibile affinch\u00e9 la seconda ipotesi non accadesse. Tanto ero accorto, che non mi si vedeva mai passeggiare per la piazza, mettere piede in un bar, n\u00e9 giammai entrare dal barbiere. Il rischio era appunto quello di prendere una fucilata in faccia.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>A vent\u2019anni, per mia fortuna, non ero finito ammazzato, ma dritto dritto in galera. E io con dignit\u00e0 e onore la sopportavo. Non per nulla avevo per idolo Peppinu u Malpassotu.<br \/>Che minchione!<br \/>Chi, il Malpassotu?<br \/>No, io. Perch\u00e9 lui, di farsi la galera non ci aveva pensato manco un istante \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026 ne era passata sotto i ponti dacch\u00e9 il Malpassotu si era pentito, tanta che avevo trascorso altri tredici anni di carcere.<br \/>Io, disgraziato per natura, non mi pentivo&#8230; ditemi fesso, ma quello decidevo.<\/p><h6>Motivazioni<\/h6><p>Mezza vita fra delitti e castighi, raccontata con ironia, siculo distacco, gusto dell\u2019artificio retorico. Un monologo esilarante, autocritico fino all\u2019autoironia. Pietoso per l\u2019insensatezza del mondo, che lo si guardi da dietro a da fuori le sbarre. Emerge una giostra da baraccone paesano, nemmeno troppo malinconico: quanto basta perch\u00e9 al lettore paia di intravedere qualcosa di s\u00e9.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9bdabe1 elementor-widget-divider--view-line elementor-widget elementor-widget-divider\" data-id=\"9bdabe1\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"divider.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-divider\">\n\t\t\t<span class=\"elementor-divider-separator\">\n\t\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6cfc894 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"6cfc894\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h2>3\u00b0 Classificato ex aequo<\/h2><h3 class=\"titoloRaccontiLibro\"><strong>Quattrometriquadri<\/strong><br \/><em>di Michele Celano<\/em><\/h3><p class=\"breveDescrizione\">II biglietto per Marsiglia non costa molto. Salgo\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026 Ci stavo andando per dare un senso alla mia vita, inseguito dalla polizia, dalla cocaina, dai sensi di colpa, dai fantasmi che cercavano di riportarmi dove mi ero calato per gioco, per sfida, per prova, per curiosit\u00e0, per carenza, per stupidit\u00e0.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026L\u2019arruolamento consiste, inizialmente, nel firmare una sorta di contratto della durata di cinque anni, dove in pratica diventando un legionario sarai soltanto Suo, della Legi\u00f2n e della sua patria: la Francia.<br \/>Spogliato di ogni abito personale e privato della vecchia carta d\u2019identit\u00e0, solitamente falsa per ogni cercatore di altra vita che si reca in quel posto, mi diedero una tuta sportiva colore verde e delle scarpe Adidas, portandomi come un turista nella mensa. Lo fanno per tradizione. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Il giorno che superai il cancello, insieme a me c\u2019erano altri ragazzi. Tutti giovani, provenienti da ogni parte della terra, in fuga da qualcuno e da qualcosa: comunisti della Serbia, Valloni del Belgio con il mito di Leon Degrelle, nazionalisti olandesi, nostalgici hitleriani della Germania, Ustascia croati, anarchici spagnoli, irlandesi di una Belfast occupata dagli inglesi e, ironia della sorte, soprattutto britannici. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<br \/>Sveglia alle 4:00, abluzioni, appello e saluto alla bandiera alle 4:30. Baguette e latte bianco, marmellata, cioccolata fondente, formaggio e uova sode sono parte della ricca colazione del legionario. Ginnastica sfiancante, acido lattico a riempire ogni muscolo, percorsi di guerra variegati, addestramento alle armi di ogni genere e tipo. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026. La prova del \u201cpaperino\u201d \u00e8 qualcosa di incredibile. Consiste nel venire picchiato fino allo sfinimento da tutti i tuoi camerati. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.. Se la superi senza versare una lacrima, senza un lamento, sei sulla buona strada per farti accettare da tutta la compagnia. A me \u00e8 costata due costole rotte, il setto nasale spaccato, gli occhi tumefatti per venti giorni \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Noi \u201cstranieri\u201d non avevamo neppure i documenti per l\u2019espatrio. Anche volendo, non potevamo tornare indietro. Solo la diserzione ci avrebbe permesso di lasciare Aubogne, ma chiss\u00e0 cosa avremmo ritrovato. La mia libera uscita consisteva nell\u2019andarmene in un piccolo borgo marinaro a pochi chilometri dalla base: La Ciudad. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<br \/>II bar della piazza centrale del borgo era il ritrovo della mia compagnia. Giocavamo alla \u201cBelote\u201d, una sorta di ramino, bevendo anice allungato con l\u2019acqua minerale Perrier e pescando dalla diga del piccolo porto pesci di scoglio, buoni soltanto per la vista e per le risate tra noi \u201cduri\u201d. Una mattina, al contrappello, il capitano Kazinski, un polacco naturalizzato francese con 20 anni di servizio ed ex appartenente al O.A.S. francese \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.. mi chiam\u00f2 a rapporto. Parlava bene l\u2019italiano. Diceva che lo aveva imparato dalle puttane del mio paese. Mi chiese se volevo essere trasferito a Calvi, in Corsica. In quella isola c\u2019era il distaccamento del 2\u00b0 reparto paracadutisti. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<br \/>Dalle strade della solitudine ero arrivato a sentirmi un uomo, un qualcuno ben delineato. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026 Nel 1983 la Francia decise, insieme all\u2019America e alla mia ex nazione di appartenenza, di intervenire in Libano. La chiamarono missione di pace, di fatto un intervento armato in tutti i sensi. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Ero in Legione da 15 mesi. Ora, la storia si faceva veramente seria. Sognavo il deserto, perch\u00e9 ne celavo uno dentro di me. Fui assegnato con la mia squadra a fare la scorta a camion di merci, che dalla Valle della Bekaa (ai confini con la Siria) trasportavano ogni materiale possibile fino alla capitale, controllata da diverse fazioni. Una terra di tutti e di nessuno. Il mitragliatore portato a tracolla (il FAMAS), in calibro 5,56 NATO, era uno dei pi\u00f9 avveniristici fucili di assalto in quel 1983.\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>La mia compagnia si chiamava chat noir, perch\u00e9 era composta in prevalenza da arruolati di pelle pi\u00f9 scura dei francesi. L\u2019unico vero francese era il nostro ufficiale dal nome transalpino improbabile: Schramme.<br \/>Dormivamo in una vecchia scuola abbandonata a 50 km da Beirut, nel feudo di un signore della guerra che si chiamava Walid Jumblatt \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Scavo nei detriti a mani nude. Le unghie si spezzano sotto i calcinacci. Sento le urla in francese dei sopravvissuti, rimasti feriti sotto le macerie: \u201cMaman, maman!\u201d. Sotto una trave riconosco Fran\u00e7ois Derrand, un lionese con cui uscivo durante le licenze quando ero ad Aubogne.\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230; Fino a notte fonda \u00e8 solo sangue. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Con il commilitone Farid abbiamo avuto 24 ore di licenza. Possiamo andare a sbronzarci a Beirut. Possiamo scoparci una puttana, non importa se cattolica, musulmana o buddista. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026 Prendiamo una stanza in una pensione di quarto ordine a ridosso della linea verde controllata dagli americani e dai falangisti cristiani di Bechir Gemayel al soldo della CIA. La stanza puzza di piscio. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026 Farid non \u00e8 nuovo alla droga. Ha iniziato a dialogarci a Parigi, tra i suoi connazionali provenienti da una ex colonia francese, ma mai divenuti \u201ccittadini\u201d.\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026 M\u2019insegna a fumarla alla \u201ccinese\u201d, aspirandola da un cannello di vetro, mentre la polvere scorre sopra la carta stagnola, bruciata dalla fiamma dell\u2019accendino militare ZIPPO. La guerra se ne va, apparentemente, per un istante senza fine diventa paradiso della pace e della quiete. Eroina. Mi sveglio la mattina dopo come se nulla fosse accaduto. \u00c8 cos\u00ec che va le prime volte!<\/p><h6>Motivazioni<\/h6><p>Parabola amara di un giovane che inseguiva sogni di eroismo e finisce in una cella di quattro metri quadrati. Nel racconto di Michele Celano, scritto con stile sapiente e maturo, ricordi e sconfitte convivono, senza rimpianti, con miraggi di libert\u00e0.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e8d73c7 elementor-widget-divider--view-line elementor-widget elementor-widget-divider\" data-id=\"e8d73c7\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"divider.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-divider\">\n\t\t\t<span class=\"elementor-divider-separator\">\n\t\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2cf6791 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"2cf6791\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h2>3\u00b0 Classificato ex aequo<\/h2><h3 class=\"titoloRaccontiLibro\"><strong>Terzo piano \u2013 passeggio!<\/strong><br \/><em>di Pavel Costel<\/em><\/h3><p class=\"breveDescrizione\">Sono Pavel Costel, nato in Romania il 3.07.1957 e mi trovo nelle carcere italiane di due anni, due mesi e 15 giorni per estorsione. Parcheggiatore abusivo in Napoli, sono stato prima volta a carcere Poggioreale Napoli\u2026\u2026&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.<br \/>\u201cTerzo piano \u2013 Passeggio!\u201d.<br \/>Cos\u00ec grida \u201cFoca\u201d appuntato di giorno, una guardia grossa e troppo cattiva da padiglione Milano\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Abbiamo diritto di passeggiare una ora a mattina e altra ora pomeriggio. Oggi sono in fretta e chiedo subito a Franco e a Toni una sigaretta. Io non celo soldi, non celo colloqui e non trovo di lavoro in carcere.<br \/>\u201cTutto a posto delinquente?\u201d.<br \/>\u201cTutto a posto! Si dice che la prigione ha dovere di correggere le tendenze criminale\u201d.<br \/>\u201cCaro Franco, tu sei un filosofo e non lo sai. Ma fammi piacere, vai a dormire!\u201d.<br \/>\u201cMa \u00e8 cos\u00ec Pavel!\u201d.<br \/>\u201cFai attenzione, filosofia \u00e8 una cosa al confine di religione e sempre vicina con scienza\u201d.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>\u201cIo, per caso, sono un filosofo?\u201d.<br \/>\u201cS\u00ec, Franco, a volte sei. Ti ascolto di due anni e non mi stanco, anche quando dici delle stronzate\u201d.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>\u201cDimmi una favola con filosofi, Pavel\u201d.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<br \/>\u201cTi racconto una favola vera, mia favola\u201d.<br \/>\u201cComincia con l\u2019inizio!\u201d.<br \/>\u201cIo, dopo questi muri, non mi sento prigioniero, hanno chiuso mio corpo, ma mia mente \u00e8 sempre libera di andare dove vuole\u201d.<br \/>\u201cE dove va?\u201d.<br \/>\u201cOvunque! Dappertutto! La mente \u00e8 una forza\u201d.<br \/>\u201cTi ho chiesto: dove va?\u201d.<br \/>\u201cTi spiego con pazienza, mi serve un\u2019oasi di pace a disposizione. Andiamo sulle scale, se non capisci, non fa niente, ti spiego un\u2019altra volta. Ma se non sei capace di capire, io lezione con incapaci non inizio proprio\u201d.<br \/>\u201cMa dai\u2026 vai avanti\u201d.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>\u201cLa verit\u00e0 \u00e8 che nella prigione, di filosofia, non ne sa niente nessuno\u201d.<br \/>\u201cNeanche brigadiere, neanche ispettore, neanche dottoressa?\u201d.<br \/>\u201cAllora vedo che mi stai provocando. Non si fa cos\u00ec. Filosofia qui a Poggioreale \u00e8 una cosa segreta, un vero buco nero, perch\u00e9 \u00e8 troppo difficile da decifrare suoi principi. Filosofia comincia da antichi con preti egiziani, ma cresce e si fa forte e potente con greci e latini. Tu lo sai, fuori, nella citt\u00e0 di Napoli, i filosofi sono tanti, perch\u00e9 se uno pronuncia un suo abracadabra \u00e8 seguito subito da un altro e cos\u00ec via\u201d.<br \/>\u201cIo credo, Pavel, che da crisi non scappa nessuno, perch\u00e9 niente \u00e8 fuori da crisi, pure la prigione\u2026 Troppa crisi\u201d.<br \/>\u201cMa fammi piacere Franco, i ricchi se ne frega di crisi, come se ne frega di noi qui. Sempre 12 nella stanza, ammassati uno sopra altro. Anche politici fanno finta di niente, per loro i carcerati sono gente di poca importanza\u201d.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>\u201cGuaglio\u2019, Pavel, tu non mi hai parlato nessuna volta di te\u201d.<br \/>\u201cIn 2007 anche io in pullman che mi ha portato in Bel Paese. Dopo solo due anni, eccomi per la prima volta nella mia vita detenuto in prigione\u201d.<br \/>\u201cCerca di dimenticare le cose brutte, oggi \u00e8 una bella giornata\u201d.<br \/>\u201cHai ragione e cerco di condividerla con te. Questa condanna \u00e8 un periodo di vita che nessuno ti restituisce\u201d.<br \/>\u201cPavel, niente pu\u00f2 durare in eterno\u201d.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026 \u00c8 l\u2019ora della gratitudine: ti ringrazio Franco per l\u2019amicizia che mi hai donato in due anni in questa brutta prigione\u201d.<br \/>\u201cMa lascia stare! Io ogni sera mi rispondo a tre domande: a) che cosa ho fatto di male, b) che cosa ho fatto di bene, c) che cosa ho omesso di fare\u201d.<br \/>\u201cFranco tu sei un filosofo della pi\u00f9 bell\u2019acqua\u201d.<br \/>\u201cForse, ma io cerco gli amici perch\u00e9 non amo la solitudine\u201d.<br \/>\u201cNietzsche, un filosofo tedesco, dice che la solitudine in se stessa non \u00e8 brutta n\u00e9 bella e n\u00e9 impara il disprezzo per la morte\u201d.<br \/>\u201cAnche vita \u00e8 cos\u00ec: bisogna sempre guardare a quelli che stanno peggio di noi, per meglio apprezzare la bont\u00e0 di Dio\u201d.<br \/>\u201cCaro Franco, da tanto tempo \u00e8 inventata teoria dell\u2019indifferenza\u2026\u201d.<\/p><h6>Motivazioni<\/h6><p>Di cosa parlano i detenuti durante il passeggio? di filosofia. Contenuti di sorprendente originalit\u00e0 per il racconto di Pavel Costel che con l\u2019uso dell\u2019italiano approssimativo, da immigrato, costruisce un linguaggio letterario di grande impatto emotivo in grado di portare la lingua orale globalizzata nella pagina scritta.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8f2baf3 elementor-widget-divider--view-line elementor-widget elementor-widget-divider\" data-id=\"8f2baf3\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"divider.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-divider\">\n\t\t\t<span class=\"elementor-divider-separator\">\n\t\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0e5a68b elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"0e5a68b\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h2>Menzioni speciali<\/h2><h3 class=\"titoloRaccontiLibro\"><strong>Un destino segnato<\/strong><br \/><em>di Salvatore Francesco Pezzino<\/em><\/h3><p class=\"breveDescrizione\">\u2026.. Alle ore 4:00 circa vengo prelevato dalla sezione di semilibert\u00e0 da agenti del corpo di Polizia Penitenziaria, carabinieri della stazione di San Gimignano, carabinieri del R.O.S e D.D.A. di Palermo.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<br \/>Dopo la perquisizione di rito vengo accompagnato all\u2019interno del carcere, in una stanza utilizzata per gli interrogatori. Trascrivono tutto, analizzano le mie carte, le agende, guardano nel portafogli, fotocopiano e sequestrano.<br \/>Io sono fermo, seduto davanti alla scrivania, osservo, ascolto. Vedo un fascicolo enorme. Avr\u00f2 poi modo di constatare che si trattava del mio avviso cautelativo per associazione mafiosa. 540 pagine.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<br \/>Entro in cella, \u00e8 vuota, attorno a me il nulla: un water, un lavabo e una branda sudicia. Un bravo galeotto sa che quelle sono le prime cose essenziali per sopravvivere, e io ormai sono un veterano. Ma non ho tempo di curarmi di questo, mi aggrappo alle sbarre, guardo gi\u00f9, le gabbie di cemento che sono per l\u2019ora d\u2019aria degli isolati, ognuna a grandezza di singolo detenuto, giusto una \u201cscatola\u201d, poi uno scorcio di campo sportivo, il muro di cinta e il cielo infinito.<br \/>\u00c8 quasi l\u2019ora che avrei dovuto essere a casa prima di recarmi a lavoro, ma questa mattina, al posto mio, sono arrivati i carabinieri per la perquisizione. Penso a mio figlio Francesco, se l\u2019avranno svegliato, se ha avuto paura\u2026 ci sono stato cos\u00ec poco con lui, troppo poco per aver instaurato un rapporto profondo da padre a figlio, tanto meno col piccolino, Michael, che ha solo cinque mesi. Paradossalmente sono io ad avere bisogno di loro, anche se non so manifestarlo.<br \/>Star\u00f2 qui per quattro giorni (pensavo peggio, la prima volta ci stetti due mesi), ho solo le lenzuola, la coperta dell\u2019amministrazione, i pantaloni, la maglietta, calze e scarpe.<br \/>Sento freddo la notte, non ho il pigiama, chiedo spesso alla guardia di turno di avere i pochi indumenti che ho lasciato nel reparto della semilibert\u00e0, ma giocano a scarica barile. Li avr\u00f2 dopo una settimana, uscito dall\u2019isolamento.<br \/>Un lavorante detenuto, svelto di mano, \u00e8 riuscito a passarmi due sigarette, ma il difficile \u00e8 riuscire ad accenderle.<br \/>Sembra impossibile a qualsiasi individuo normale che, in una situazione in cui la propria vita non ha pi\u00f9 un senso, si trascorrano quattro giorni a pensare al modo di come poter fumare due sigarette.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<br \/>Come previsto, arriva la classica accusa di 416 bis, ovvero \u201cpresunto mafioso\u201d.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Comincia il percorso carcerario in sezione Alta Sicurezza.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Il mio fragile sistema nervoso non regge alla continua tensione e ormai penso di non poter fare a meno del sostegno degli ansiolitici. La sera sono costretto a prendere la terapia per addormentarmi, dormo sempre scomodo e faccio sogni abitati.<br \/>Il 1\u00b0 giugno vengo trasferito a Padova, pensavo peggio a causa dell\u2019evasione di Maniero, ma noto un\u2019atmosfera tranquilla. Il mio problema \u00e8 la cella, adesso sono ritornato nel mio mondo e ho bisogno di stare da solo\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Per tutta risposta mi portano un matto, ho passato quattro giorni a stargli dietro, mi terrorizzava l\u2019idea che volesse suicidarsi. Fumavo e bevevo caff\u00e8 come un Kaymano per la tensione, non mi lasciava un momento tranquillo con le sue manie di persecuzione, cos\u00ec una mattina mi sono alzato da guerriero, ho legato la bandana in testa e all\u2019apertura delle celle per l\u2019ora d\u2019aria sono uscito nel corridoio con la branda sotto braccio, disposto a tutto.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<br \/>Dopo dieci minuti ero nel braccetto d\u2019isolamento con tutta la roba. Loro difendono il loro operato e io le mie idee di detenuto, calpestato nei diritti. Ho avuto quindici giorni d\u2019isolamento e sono contento, sto bene da solo e se era per me ne avrei chiesti altri quindici.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Vengo trasferito a Vicenza per \u201ccomportamento non consono\u201d.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<br \/>La cella \u00e8 uno schifo e non abbiamo nulla per pulire, ma qualcuno ci porta due bottiglie di acqua e un po\u2019 di caff\u00e8, e in quel momento ci sembra di avere tutto.<br \/>Il mio compagno di prigionia soffre di una patologia strana, che non so come si chiama perch\u00e9 mi vergogno a chiederlo. La notte deve dormire con la luce accesa, perch\u00e9 altrimenti gli vengono delle crisi.<br \/>La prima notte la passo con l\u2019asciugamano avvolto in faccia per stare al buio e stordito di \u201cminias\u201d. L\u2019indomani ci riprovo per cercare una soluzione, ma non gliene frega niente a nessuno. Beh, domani \u00e8 un altro giorno e vedremo cosa porter\u00e0.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<\/p><h6>Motivazioni<\/h6><p>Attraverso uno stile asciutto, realistico, mai compiaciuto, emerge l\u2019autoritratto di un uomo che non cerca sconti.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-82f7d74 elementor-widget-divider--view-line elementor-widget elementor-widget-divider\" data-id=\"82f7d74\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"divider.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-divider\">\n\t\t\t<span class=\"elementor-divider-separator\">\n\t\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d5a3b9f elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"d5a3b9f\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h2 class=\"classificatoLeft\">Menzioni speciali<\/h2><h3 class=\"titoloRaccontiLibro\"><strong>Il primo giorno<\/strong><br \/><em>di Salvatore Saitto<\/em><\/h3><p class=\"breveDescrizione\">\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<br \/>\u201cBuon giorno, signora, Salvatore \u00e8 in casa?\u201d.<br \/>\u201cNo, gi\u00e0 \u00e8 uscito\u201d risponde mia madre.<br \/>\u201cPossiamo dare una occhiata?\u201d.<br \/>\u201cSe volete\u2026 per\u00f2 \u00e8 inutile\u201d.<br \/>I tre poliziotti mi trovano nudo, pieno di schiuma, nascosto dalla porta del bagno. Sanno con chi hanno a che fare, sono gentili, mi invitano a vestirmi e a seguirli.<br \/>Mentre preparo la borsa, guardano ammirati i miei computer, s\u2019interessano dei crack che servono per scaricare illegalmente ogni sorta di enciclopedia e tutto ci\u00f2 che esiste di pi\u00f9 costoso. \u201cMa come Saitto, con questa testa che hai, non riesci a farlo onestamente?\u201d esclama l\u2019ispettore.<br \/>Non dimenticher\u00f2 mai gli occhi spauriti di mia madre seduta a quel tavolo tondo della cucina.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Poggioreale non \u00e8 un carcere come gli altri, le attese sono lunghissime. Sali, scendi, aspetti, ti spogli, abbassi gli slip, ti accovacci, ti snervi!<br \/>I vestiti e tutte le tue cose non sono pi\u00f9 nella tua borsa, ma in un grande sacco dell\u2019immondizia. Ti danno la fornitura, ti fanno le analisi, vai dal comandante facendo attenzione a tenere tre passi a distanza dalla scrivania con le mani dietro la schiena. Altrimenti\u2026<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Una sera di settembre, con il caldo che prendeva alla gola, la chiave gir\u00f2 rumorosamente nella serratura e nella cella si present\u00f2 Stefano, smilzo, frastornato, altezza media, circa quanto me, e soprattutto diciotto anni appena compiuti. Cosa ci faceva nel padiglione nostro? Tutti pluripregiudicati, vecchie volpi delle carceri, per\u00f2 quasi tutti padri. Che tenerezza faceva quel dinoccolato Stefano, nato in una famiglia borghese della Napoli quasi bene. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026 La prima notte lo ascoltai piangere. Il giorno dopo lo vidi depresso sulla branda, la seconda notte, prima di addormentarci, lo avvicinai e gli chiesi se avesse voluto parlare, sfogarsi un po\u2019 con me, ma rispose: \u201cGrazie zio compagno, ho sonno, ho voglia di dormire\u201d. In piena notte, l\u2019indiano che dormiva sotto di lui avvert\u00ec uno strappo.<br \/>Stefano, con un paio di lacci sfilati dalle sue Converse da ginnastica, si era lanciato dalla sua branda del terzo piano.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>IL GRUPPO A.M.A (Auto mutuo aiuto)<br \/>Carissimi amici miei.<br \/>Quando di buon mattino apriamo gli occhi e i nostri sogni s\u2019infrangono sul bianco giallastro di un blindato, stringiamo i denti, andiamo avanti. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Manolo, ci servono il tuo sorriso e i tuoi muscoli. Alberto, il tuo carattere da guerrigliero e il tuo ghigno. Giovanni, che ridi poco e parli ancor meno, non dimenticher\u00f2 mai quella sera della vigilia di Natale quando, per difendermi da un\u2019offesa ingiusta, attaccasti come una tigre offesa mettendo a rischio il tuo percorso. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Roberto, la sensibilit\u00e0, l\u2019altero orgoglio, il grande amore verso la memoria del tuo grande padre, Peppe da Messina, la tua chiarezza, il tuo coraggio nell\u2019affrontare situazioni anche pi\u00f9 grandi di te. Gino, i tuoi diciotto anni, l\u2019incoscienza, la sicurezza di avere al proprio fianco una testa di cavolo di cui puoi fidarti. E io, il vostro compagno, amico, fedelissimo.<br \/>Forse, scontata la pena, non avremo pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di rivederci, ma io credo fermamente che il buon Dio ci accoglier\u00e0 se non proprio vicino a lui almeno in un luogo dove ci potr\u00e0 ben controllare\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<\/p><h6>Motivazioni<\/h6><p>Per l\u2019originale struttura spezzata e incrociata di detenuti, ricordi, lettere d\u2019amore.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-05e768a elementor-widget-divider--view-line elementor-widget elementor-widget-divider\" data-id=\"05e768a\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"divider.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-divider\">\n\t\t\t<span class=\"elementor-divider-separator\">\n\t\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-89ab7ba elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"89ab7ba\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h2 class=\"classificatoLeft\">Menzioni speciali<\/h2><h3 class=\"titoloRaccontiLibro\"><strong>Abbraccerai me!<\/strong><br \/><em>di Salvatore Ventura<\/em><\/h3><p class=\"breveDescrizione\">\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026. Ero detenuto in un carcere della Sicilia, in isolamento. Avevo da poco iniziato a collaborare con la giustizia, mettendomi a disposizione della magistratura\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Mia moglie era stata avvertita, si fece trovare pronta con le valigie fatte e i bambini vestiti. I Carabinieri suonarono alla porta alle cinque del mattino\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>A distanza di 20 anni, il salto della staccionata mi poneva di fronte a una scelta di cambiamento totale. Chiusi gli occhi, fantasticai sul\u00aclo stupore che avrei suscitato nei miei familiari quando mi avessero visto.<br \/>Stavamo fermi al semaforo, un rumeno insisteva per pulire i vetri. Scatt\u00f2 il verde e ripartimmo. Arrivammo in una zona residenziale di Roma. Sceso dalla macchina, mi sgranchii le gambe, presi la borsa e m\u2019incamminai dietro la scorta, mentre la sera calava sulla citt\u00e0.<br \/>Il portone del piccolo palazzo era aperto. Entrammo. Non c\u2019era ascensore. Salimmo tre rampe di scale che ci tolsero il fiato. Ci fermammo davanti a una por\u00acta. Sul campanello vidi un nome che non conoscevo. Il funzionario not\u00f2 il mio stupore, suon\u00f2 il campanello e disse: \u201cSignor Ventura, ci si deve abituare, questo \u00e8 il vostro nome di copertura.\u201d \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<br \/>Il funzionario apr\u00ec la borsa, tir\u00f2 fuori dei documenti e inizi\u00f2 a leggere velocemente. Era stanco quanto me. Alla fine della lettura disse: \u201cQuesti sono i punti sa\u00aclienti del programma di protezione. Lei li deve rispettare\u201d. Mi porse la biro indicandomi dove firmare.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Dopo cena i nostri figli andarono a dormire. Eravamo da soli in cucina. Le porsi la mano, invitandola ad alzarsi. La pila di pentole sul lavandino poteva attendere. Andammo in camera da letto, senza accendere la luce. C\u2019era caldo quella notte d\u2019inizio estate. Al contatto i nostri corpi sudati esaltavano ancora di pi\u00f9 quel momento.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Adattarsi al cambiamento non era facile. Dovevamo fare i conti con la realt\u00e0. Avevamo un bud\u00acget mensile di un milione di lire. Trovai subito difficolt\u00e0 con le spese. Avevo le mani bucate. Nel mondo dal quale provenivo io, i soldi, quando servivano, si trovavano sempre. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Faceva un caldo tremendo quel giorno di Ferragosto del 1996..\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Le dissi: \u201cSto pensando al giorno che ci siamo conosciuti. Suonai alla porta per incontrare tuo padre, tu apristi, ricordo che rimasi l\u00ec fisso come un baccal\u00e0, il mio cuore sembrava impazzito. Pensai subito: questa la sposo\u201d.<br \/>\u201cAnch\u2019io rimasi l\u00ec come una scema. Eri bello, elegante. Ricordi mio padre che disse? Lilla, cu \u00e8 a potta?\u201d.<br \/>\u201cS\u00ec, lo ricordo, sembra ieri, come ricordo che la settimana successiva ti dissi: dumani e cincu ti vegnu a pigghiari, chi ni facemu a fuitina. Dissi a mio padre che scendevo a comprare le sigarette, era il 28 dicembre 1980, avevo quindici anni e tu diciassette. Da quel momento hai trascorso pi\u00f9 anni in carcere che con me\u201d.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>L\u2019anno della svolta fu il gennaio del 2007. Ore 15:30, stavo seduto con Lilla sul divano, aspettavamo i funzionari del Nop (Nucleo operativo pentiti) \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Sapevamo che prima o poi si doveva affrontare quel momento. Ci concedevano tempo fino alla fine dell\u2019anno scolastico, poi avremmo dovuto fir\u00acmare la fuoriuscita dal programma di protezione, lasciare libero l\u2019appartamento, trovarci una casa, nonch\u00e9 una nuova residenza. Quando andarono via, spro\u00acfondai sul divano\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Percorrevo la stradina in discesa che portava alla nuova casa. Gli alberi secolari creavano ombra e i raggi di sole non riuscivano a tagliarli. Il giardino non era re\u00accintato. Al centro c\u2019era un nobile vecchio pozzo in disuso. Entrando ci accolse la grande sala da pranzo. Stranamente, nonostante il caldo, l\u00ec faceva fresco, quasi freddo.\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<\/p><h6>Motivazioni<\/h6><p>Il racconto regala frasi che restano scolpite nella memoria.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8994464 elementor-widget-divider--view-line elementor-widget elementor-widget-divider\" data-id=\"8994464\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"divider.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-divider\">\n\t\t\t<span class=\"elementor-divider-separator\">\n\t\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c3ce202 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"c3ce202\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h2>Menzioni speciali<\/h2><h3 class=\"titoloRaccontiLibro\"><strong>Temporale<\/strong><br \/><em>di Cosimo Rega<\/em><\/h3><p class=\"breveDescrizione\">\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Un boato lacer\u00f2 il cielo, luci e televisori si spensero all\u2019improvviso, e il carcere, come per un incantesimo, sprofond\u00f2 nella quiete dell\u2019oscurit\u00e0.<br \/>\u201cPure quella mattina pioveva a dirotto\u201d \u2013 borbott\u00f2 Carlo \u2013 \u201ce facevo meglio a stare a casa, nel mio letto\u201d.<br \/>Mario s\u2019incurios\u00ec e chiese all\u2019amico di proseguire, ma Carlo rimase in silenzio.<br \/>\u201cSe non vuoi parlarne, a me va bene lo stesso\u201d.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026 Carlo respir\u00f2 l\u2019ultima boccata di sigaretta e cominci\u00f2.<br \/>\u201cL\u2019ordine dettato dal boss era stato chiaro: sequestrare, torturare e interrogare tutti quelli che avevano deciso di lasciare il clan per mettersi contro l\u2019organizzazione. Erano giorni di guerra. Si usciva presto da casa senza aver la certezza di tornarci. Si girava armati, a gruppi di quattro\u2026 Lucio, uno dei sospetti traditori, ce lo trovammo quasi improvvisamente a pochi metri da noi: faceva benzina. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.. \u201cLucio di me si fidava come ci si fida di un fratello. Non solo eravamo cresciuti insieme, ma insieme avevamo ucciso e rischiato la vita\u201d.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..lo tranquillizzai dicendogli che il boss aveva ordinato di riunire i rappresentanti di tutti i paesi e che lui doveva partecipare perch\u00e9 era il pi\u00f9 quotato.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>\u201cIl deposito\u201d \u2013 continu\u00f2 \u2013 \u201cera in una zona isolata, in aperta campagna. Era recintato da mura alte pi\u00f9 di tre metri che non permettevano di vedere all\u2019interno. L\u2019entrata era protetta da un grosso cancello di ferro verniciato di verde. Lucio ordin\u00f2 al fratello di scendere e di suonare il campanello. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>\u201cE loro?\u201d chiese Mario.<br \/>\u201cLoro\u2026 loro avevano l\u2019espressione di chi aveva la coscienza sporca\u201d.<br \/>\u201cE la tua? Com\u2019era la tua coscienza?\u201d.<br \/>\u201cIo? Che c\u2019entro io? Erano loro che stavano tradendo. Io non ho mai tradito e mai sputato nel piatto dove mangio. Io stavo dalla parte della ragione\u201d.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Finse di credergli, e Carlo continu\u00f2:\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>\u2026. Gli piombarono addosso in dieci, armati di vanghe e pistole. Feci appena in tempo a scansarmi. Li colpirono sulle spalle, sulla testa, in faccia, sulle gambe\u2026finch\u00e9 non caddero in terra. Sentivo le loro ossa cricchiare\u2026 sanguinavano dal naso, dalla testa&#8230;<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.. Eravamo in quindici. Armati. Io ero nel furgone con i due sequestrati, e con me il gruppo di fuoco di un paese vicino al mio. Oltre alle armi si erano portati anche un martello, una sega circolare e una bottiglietta di veleno per i topi\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<br \/>A Mario tutta la storia gli puzzava di favola. Eppure sentiva nella voce di Carlo, nei suoi gesti, il tono della verit\u00e0. Una verit\u00e0 di cui, a quel punto, voleva conoscere la fine.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026la voce di Carlo s\u2019incrin\u00f2 leggermente.<br \/>\u201cLi trascinarono fino alla fossa. Io, con la scusa di guardare la strada, mi allontanai di alcuni metri. Ma i nostri sguardi s\u2019incrociarono. Gli occhi di Lucio parevano grandi come quelli di un cavallo impazzito. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Mario era immobile.<br \/>Carlo, il camorrista, seguit\u00f2 a parlare:<br \/>\u201cL\u2019altro fratello non era un uomo d\u2019azione, non era come noi\u2026 un po\u2019 per volta vuot\u00f2 il sacco\u2026 Gli promisero che se rispondeva senza mentire a tutte le domande, lo avrebbero lasciato davanti all\u2019ospedale insieme al fratello. Era una balla, ma lui volle crederci: fece nomi e cognomi \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Nella cella cal\u00f2 il silenzio.<\/p><h6>Motivazioni<\/h6><p>Avvincente racconto hard boiled nei colori e umori di Napoli.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3380402 elementor-widget-divider--view-line elementor-widget elementor-widget-divider\" data-id=\"3380402\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"divider.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-divider\">\n\t\t\t<span class=\"elementor-divider-separator\">\n\t\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a130ce2 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"a130ce2\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h2>Menzioni speciali<\/h2><h3 class=\"titoloRaccontiLibro\"><strong>Un ricordo indelebile<\/strong><br \/><em>di Giovanni Arcuri<\/em><\/h3><p class=\"breveDescrizione\">\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.Da alcuni anni mi ero trasferito dagli Stati Uniti in Venezuela, dove avevo la compropriet\u00e0 di un casin\u00f2 in una bella cittadina sul mar dei Caraibi\u2026\u2026\u2026..<br \/>A un tratto, mentre sorseggiavo il caff\u00e8, portato dalla brezza, debole come il ronzio di un insetto in lontananza, giunse il rumore di un elicottero, che a poco a poco si fece sempre pi\u00f9 assordante.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026In meno di venti secondi eravamo circondati e sotto la minaccia delle armi\u2026..<br \/>Un uomo alto, con una tuta mimetica grigia e una mini Uzi a tracolla, si present\u00f2 come il direttore dell\u2019operazione e mi chiese come mi chiamavo\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.. Mi diedero dieci minuti per preparare una borsa con l\u2019occorrente e salutare mia moglie e mia figlia.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.. Guardai sparire la mia casa dall\u2019alto dell\u2019elicottero quando non erano nemmeno le 10 del mattino e il mio cuore batteva all\u2019impazzata.<br \/>Tutto era avvenuto in meno di un\u2019ora. La mia vita era stata stravolta in un batter d\u2019occhio.<br \/>Questo era solo l\u2019inizio\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Mi portarono in una camera di sicurezza senza bagno, dove c\u2019era un giaciglio di cemento e mi dissero che nell\u2019arco di due giorni mi avrebbero trasferito in carcere. Non mi fu dato di sapere quale.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..Il carcere de Los Flores de Catia di Caracas, in particolare, era ritenuto uno dei peggiori di tutta l\u2019America Latina\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026 Una terra di nessuno dove regnava la legge del pi\u00f9 forte. Al solo pensare che sarei potuto capitare l\u00ec mi veniva la pelle d\u2019oca.<br \/>Passarono altre ventiquattrore senza notizie, all\u2019alba del terzo giorno mi svegliarono di soprassalto e mi dissero di prendere la mia roba, mi stavano trasferendo\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026&#8230;<br \/>I miei compagni di viaggio erano esperti e mi dissero subito che stavamo andando proprio l\u00ec. \u201cVamos p\u00e0 el Monstruo&#8230;\u201d.<br \/>Il \u201cMostro\u201d lo chiamavano, e non era certo un caso\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026. Un lungo corridoio semibuio dirigeva verso una porta tutta arrugginita con una catena legata a un lucchetto gigante, sembrava quasi una botola. Le due guardie la aprirono e mi spinsero dentro richiudendo velocemente, quasi fosse un lebbrosario.<br \/>\u201cBuona fortuna!\u201d gridarono sghignazzando.<br \/>Mi ritrovai nella quasi oscurit\u00e0, cercai a poco a poco di abituare gli occhi e mi accorsi che sotto di me iniziava una lunga scala da dove s\u2019intravedevano dei fal\u00f2. Faceva freddo. Mentre scendevo, incrociavo detenuti che dormivano sulle scale, altri cucinavano su dei fornelli da campeggio, o si riscaldavano al fuoco. Mi guardavano come fossi un extraterrestre. Vidi numerosi topi che si aggiravano, alcuni erano grandi come gatti.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Un detenuto mulatto con la bandana in testa e alto quasi due metri si materializz\u00f2 davanti a me con un machete in mano e mi chiese perch\u00e9 ero l\u00ec. \u2026\u2026\u2026\u2026senza troppi convenevoli mi ordin\u00f2 di seguirlo. Non credo di aver avuto altre possibilit\u00e0. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>I detenuti avevano quasi tutti il cellulare.\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026&#8230; Circolavano anche armi e denaro contante\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026Notai che le celle di cemento erano poche, la maggior parte dei detenuti era accampata sotto dei lenzuoli fissati per terra con dei chiodi, tipo tenda, e lo spazio da un giaciglio all\u2019altro era di pochi centimetri\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026 Alla fine, arrivammo di fronte a una cella dove c\u2019erano tre uomini armati davanti alla porta. Avevano un lungo filo appeso al collo, con piccole borse di plastica contenenti polvere bianca, presumibilmente cocaina. \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>Mi venne incontro un uomo magro, tutto vestito di bianco e pieno d\u2019oro.<br \/>\u201cSei stato fortunato che ti ha visto prima dei pira\u00f1as\u201d.<br \/>\u201cChi sono i pira\u00f1as?\u201d chiesi.<br \/>\u201cSono quelli che vivono sotto le scale. Mangiano qualsiasi schifezza\u2026 Prima ti uccidono e poi ti rubano tutto. Lui ti ha visto prima di loro, dovrai fargli un regalo..\u201d.<br \/>\u201cMi hanno rubato la borsa appena sono sceso dalle scale&#8230;\u201d.<br \/>\u201cDimenticala\u201d. Poi, squadrandomi da capo a piedi: \u201cTu sai chi sono?\u201d.<br \/>\u201cNo, mi dispiace\u201d.<br \/>In seguito seppi che era il Santero\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026&#8230;<br \/>Il Santero aveva partecipato alla famosa guerra avvenuta nel carcere di Barcelona, Puente Ayala, dove il gruppo dei vincitori aveva lasciato nel patio decine di morti e diverse teste decapitate con le quali giocarono a calcio prima dell\u2019arrivo della Guardia Nazionale. Furono spediti tutti nel carcere di massima sicurezza dell\u2019Eldorado, nella giungla amazzonica venezuelana. La maggior parte mor\u00ec di malattie tropicali, torture e denutrizione. Il Santero riusc\u00ec a sopravvivere.<br \/>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br \/>\u201cPosso darti una cella di cemento con un materasso, un televisore, un ventilatore e un telefono cellulare. E la garanzia che nessuno ti torcer\u00e0 un capello. In cambio ho bisogno di una \u201ccollaborazione\u201d&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..<\/p><h6>Motivazioni<\/h6><p>Offerto al lettore come la sceneggiatura di un film, il racconto sembra destinato a trasformarsi in un soggetto cinematografico.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-ecbbbb1 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"ecbbbb1\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-48a2095\" data-id=\"48a2095\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-969933a elementor-widget elementor-widget-wesper-section-title\" data-id=\"969933a\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"wesper-section-title.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t          <div class=\"jlcus_sec_title jl_sec_style9 jl_secf_menu   \">\n            <div class=\"jlcus_sect_inner\">\n                                    <h2 class=\"jl-heading-text\">            \n                        <span>\n                                                            Il Premio Letterario                                                    <\/span>            \n                  <\/h2>\n                                    \n                              <\/div>                    \n                      <\/div>                    \n    \t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7bfc0a3 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"7bfc0a3\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h2 class=\"titoloLibro\">Premio letterario Goliarda Sapienza<br \/>&#8220;Racconti dal carcere\u201d<\/h2><p class=\"descrizioneLibro\"><em>\u2028 C\u2019\u00e8 uno stretto legame tra il premio e alcuni programmi radiofonici che realizzo da molti anni per Radio 3, come \u201cLa storia in giallo\u201d e \u201cCuore di tenebra\u201d, in cui \u2028 racconto storie di vite \u201cal limite\u201d. Spesso i protagonisti sono grandi figure di intellettuali che hanno conosciuto l\u2019esperienza del carcere o dell\u2019emarginazione &#8211; \u2028 politica, culturale, religiosa, razziale &#8211; e che da questa hanno tratto ispirazione per le loro opere. Comunque, una maggiore sensibilit\u00e0 umana e artistica.<br \/>Da qui nasce l\u2019idea di un ribaltamento delle condizioni di partenza: perch\u00e9 non creare un\u2019occasione per far scoccare la scintilla a chi si trova dietro le mura di una prigione? La scrittura questo potere ce l\u2019ha.<\/em><\/p><p class=\"descrizioneLibro Ferrera\"><em><a id=\"ContentPlaceHolder1_ContentPlaceHolderContenuti_ContentPlaceHolderPremio2012_lnkAntonella\" title=\"Antonella Bolelli Ferrera\" href=\"https:\/\/www.raccontidalcarcere.it\/Antonella_Bolelli_Ferrera.aspx\">Antonella Bolelli Ferrera<\/a><\/em><\/p><p class=\"descrizioneLibro\">I venti racconti finalisti sono i migliori pervenuti al premio letterario Racconti dal Carcere, intitolato alla scrittrice siciliana Goliarda Sapienza.<\/p><p class=\"descrizioneLibro\">Il Concorso \u00e8 promosso da\u00a0<em>inVerso<\/em>\u00a0Associazione per la diffusione della letteratura e della scrittura presso le categorie socialmente svantaggiate (fondata da Elio Pecora e Antonella Bolelli Ferrera), SIAE, DAP-Dipartimento dell\u2019Amministrazione Penitenziaria, RAI Radiotelevisione italiana, con il patrocinio di: Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Ministero della Giustizia, Ministero per i Beni e le Attivit\u00e0 Culturali, Pubblicit\u00e0 Progresso.<\/p><p class=\"descrizioneLibro\">Fra i molti prestigiosi sostenitori e simpatizzanti, il\u00a0<em>Goliarda Sapienza<\/em>\u00a0pu\u00f2 contare sulla scrittrice Dacia Maraini, quali madrina d\u2019eccezione, e il grande artista recentemente scomparso, Lucio Dalla, che sin dalla prima edizione offr\u00ec come simbolico accompagnamento del Premio il suo celebre brano La casa in riva al mare, dedicata al tema della detenzione.<\/p><p class=\"descrizioneLibro\">Il Concorso \u00e8 rivolto a tutti i detenuti \u2013 comunitari ed extracomunitari \u2013 presenti nelle carceri italiane.<br \/>Delle centinaia di racconti pervenuti, tre saranno i vincitori, decretati da una giuria composta da: Umberto Broccoli, Fabio Cavalli, Vito Cioce, Daria Galateria, Golria Satta, Cinzia Tani e presieduta da Elio Pecora.<\/p><p class=\"descrizioneLibro\">Agli scrittori-detenuti finalisti, sono stati affiancati venti fra scrittori, giornalisti, intellettuali italiani &#8211; persino una scienziata! -, che in qualit\u00e0 di \u201ctutor\u201d, hanno prestato la loro penna per suggerire ad ogni racconto una pi\u00f9 compiuta impronta letteraria.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-582376a elementor-widget elementor-widget-wesper-section-title\" data-id=\"582376a\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"wesper-section-title.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t          <div class=\"jlcus_sec_title jl_sec_style9 jl_secf_menu   \">\n            <div class=\"jlcus_sect_inner\">\n                                    <h2 class=\"jl-heading-text\">            \n                        <span>\n                                                            Autori finalisti e Tutori                                                    <\/span>            \n                  <\/h2>\n                                    \n                              <\/div>                    \n                      <\/div>                    \n    \t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f588828 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"f588828\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<table class=\"autori\"><thead><tr><th class=\"right\"><strong>gli autori<\/strong><\/th><th class=\"left\">i tutor<\/th><\/tr><\/thead><tbody><tr><td class=\"NomiAutori\">MICHELE\u00a0<strong>CELANO<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5556\">Corrado\u00a0<strong>Augias<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">LILY<\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5458\">Barbara\u00a0<strong>Alberti<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">JULIAN\u00a0<strong>DOSTI<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5554\">Carlo\u00a0<strong>Conti<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">SALVATORE\u00a0<strong>VENTURA<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5537\">Roberto\u00a0<strong>Cotroneo<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">PASQUALE\u00a0<strong>DE FEO<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5583\">Luca\u00a0<strong>Crovi<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">SALVATORE\u00a0<strong>TORRE<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/\/?p=5436\">Giancarlo\u00a0<strong>De Cataldo<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">SALVATORE\u00a0<strong>SAITTO<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5478\">Erri\u00a0<strong>De Luca<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">ROSARIO\u00a0<strong>GIUGLIANO<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5569\">Franco\u00a0<strong>Di Mare<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">FRANCESCO\u00a0<strong>FUSANO<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5619\">Valerio\u00a0<strong>Evangelisti<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">PAVEL\u00a0<strong>COSTEL<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5585\">Marco\u00a0<strong>Franzelli<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">GIUSEPPE\u00a0<strong>PIMPINELLA<\/strong><br \/>LUIGI\u00a0<strong>GAGLIONE<\/strong><br \/>PATRIZIO\u00a0<strong>CASORIO<\/strong><br \/>VINCENZO\u00a0<strong>ESPOSITO<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5606\">Roberto\u00a0<strong>Giacobbo<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">GIROLAMA\u00a0<strong>CURMACI<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5578\">Giorgio\u00a0<strong>Gosetti<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">COSIMO\u00a0<strong>REGA<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5494\">Giordano\u00a0<strong>Bruno Guerri<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">MASSIMO\u00a0<strong>FRUTTIDORO<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5593\">Margherita\u00a0<strong>Hack<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">SALVATORE FRANCESCO\u00a0<strong>PEZZINO<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5413\">Massimo\u00a0<strong>Lugli<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">GIOVANNI\u00a0<strong>ARCURI<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5571\">Franco\u00a0<strong>Matteucci<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">MARCO\u00a0<strong>CONTI<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5601\">Michele\u00a0<strong>Mirabella<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">GIANLUCA\u00a0<strong>MIGLIACCIO<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5447\">Federico\u00a0<strong>Moccia<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">ALFONSO\u00a0<strong>VILLELLA<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5564\">Francesco\u00a0<strong>Pannofino<\/strong><\/a><\/td><\/tr><tr><td class=\"NomiAutori\">ROBERTO\u00a0<strong>CANNAV\u00d2<\/strong><\/td><td><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5611\">Tiberio\u00a0<strong>Timperi<\/strong><\/a><\/td><\/tr><\/tbody><\/table>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-770baca elementor-widget elementor-widget-wesper-section-title\" data-id=\"770baca\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"wesper-section-title.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t          <div class=\"jlcus_sec_title jl_sec_style9 jl_secf_menu   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srcset=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/ElioPecora-20x20.jpg 20w, https:\/\/raccontidalcarcere.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/ElioPecora.jpg 135w\" sizes=\"(max-width: 135px) 100vw, 135px\" \/><\/a><\/figure><div class=\"elementor-image-box-content\"><h4 class=\"elementor-image-box-title\"><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5511\" target=\"_blank\">Elio Pecora <\/a><\/h4><p class=\"elementor-image-box-description\">Presidente della Giuria<\/p><\/div><\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-50 elementor-inner-column elementor-element elementor-element-a7f48da\" data-id=\"a7f48da\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2be3165 elementor-position-left elementor-vertical-align-top elementor-widget 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class=\"elementor-image-box-title\"><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5519\" target=\"_blank\">Daria Galateria<\/a><\/h4><\/div><\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-inner-section elementor-element elementor-element-de0d51c elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"de0d51c\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-50 elementor-inner-column elementor-element elementor-element-78b7c15\" data-id=\"78b7c15\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9a4395d elementor-position-left elementor-vertical-align-top 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class=\"elementor-image-box-content\"><h4 class=\"elementor-image-box-title\"><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5524\" target=\"_blank\"> Cinzia Tani<\/a><\/h4><\/div><\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-50 elementor-inner-column elementor-element elementor-element-5e5f33f\" data-id=\"5e5f33f\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6005f51 elementor-position-left elementor-vertical-align-top elementor-widget elementor-widget-image-box\" data-id=\"6005f51\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image-box.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-image-box-wrapper\"><figure class=\"elementor-image-box-img\"><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5633\" target=\"_blank\" tabindex=\"-1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"131\" height=\"131\" src=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/FabioCavalli-20x20.jpg\" class=\"attachment-full size-full wp-image-5359 jl-lazyload lazyload\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/FabioCavalli.jpg\" srcset=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/FabioCavalli-20x20.jpg 20w, https:\/\/raccontidalcarcere.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/FabioCavalli.jpg 131w\" sizes=\"(max-width: 131px) 100vw, 131px\" \/><\/a><\/figure><div class=\"elementor-image-box-content\"><h4 class=\"elementor-image-box-title\"><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5633\" target=\"_blank\">Fabio Cavalli<\/a><\/h4><\/div><\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section 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class=\"elementor-image-box-wrapper\"><figure class=\"elementor-image-box-img\"><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5635\" target=\"_blank\" tabindex=\"-1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"135\" height=\"135\" src=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/GloriaSatta-20x20.jpg\" class=\"attachment-full size-full wp-image-5363 jl-lazyload lazyload\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/GloriaSatta.jpg\" srcset=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/GloriaSatta-20x20.jpg 20w, https:\/\/raccontidalcarcere.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/GloriaSatta.jpg 135w\" sizes=\"(max-width: 135px) 100vw, 135px\" \/><\/a><\/figure><div class=\"elementor-image-box-content\"><h4 class=\"elementor-image-box-title\"><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5635\" target=\"_blank\"> Gloria Satta<\/a><\/h4><\/div><\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-33 elementor-inner-column elementor-element elementor-element-d36b383\" data-id=\"d36b383\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-04d6f2b elementor-position-left elementor-vertical-align-top elementor-widget elementor-widget-image-box\" data-id=\"04d6f2b\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image-box.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-image-box-wrapper\"><figure class=\"elementor-image-box-img\"><a href=\"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=5640\" target=\"_blank\" tabindex=\"-1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"131\" height=\"131\" 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Italiana.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-998a2de elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"998a2de\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-62c1c20\" data-id=\"62c1c20\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-inner-section elementor-element elementor-element-829869f elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"829869f\" 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Soprattutto, non \u00e8 stato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":603,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-5328","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/5328","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5328"}],"version-history":[{"count":73,"href":"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/5328\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11182,"href":"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/5328\/revisions\/11182"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/603"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5328"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}