{"id":6965,"date":"2024-02-16T14:16:41","date_gmt":"2024-02-16T14:16:41","guid":{"rendered":"https:\/\/rdc2.wedot.net\/?p=6965"},"modified":"2024-03-27T11:41:34","modified_gmt":"2024-03-27T11:41:34","slug":"storie-dal-carcere-26-detenuti-liberano-i-loro-racconti-con-laiuto-di-grandi-scrittori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/raccontidalcarcere.it\/?p=6965","title":{"rendered":"Storie dal carcere: 26 detenuti liberano i loro racconti con l&#8217;aiuto di grandi scrittori"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"6965\" class=\"elementor elementor-6965\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-31267e60 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"31267e60\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-2f836066\" data-id=\"2f836066\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-70ddb433 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"70ddb433\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p>La scrittura e le parole per uscire dal muro pi\u00f9 alto che c&#8217;\u00e8, quello del carcere. E&#8217; alla quarta edizione il premio Goliarda Sapienza, &#8220;Racconti dal carcere&#8221;, dedicato a tutti i detenuti italiani e stranieri ( donne e uomini, adulti e ragazzi) presenti nei penitenziari italiani e negli istituti di pena minorili, che hanno colto al volo l&#8217;opportunit\u00e0 di partecipare alla gara con&nbsp; un racconto di carattere autobiografico. A centinaia si sono cimentati con la riflessione e la scrittura e ventisei&nbsp; di loro sono stati selezionati per il concorso. I loro racconti sono stati pubblicati nel libro&nbsp;Il giardino di cemento armato&nbsp;(Rai Eri) e gioved\u00ec 13 novembre il Premio, ideato ormai quattro anni fa da Antonella Bolelli Ferrera, autrice radiofonica e scrittrice che ancora ne cura il cammino, verr\u00e0 assegnato al vincitore.<br>Il concorso, che fa suo lo spirito della Carta Costituzionale e l&#8217;obiettivo riabilitativo della pena, anche quest&#8217;anno si avvale della Siae come principale sostenitore e dell&#8217;appoggio di InVersus Onlus, del ministero della Giustizia e del Dipartimento dell&#8217;amministrazione penitenziaria, anche minorile. E dimostra come, attraverso il racconto, si possa acquisire la consapevolezza della propria esistenza, per esprimersi e per sperare che la vita interiore torni ad emergere.<br>I ventisei detenuti sono stati seguiti nel loro lavoro da altrettanti tutor: scrittori e artisti che hanno collaborato con entusiasmo al progetto: da Maurizio De Giovanni&nbsp; a Valeria Parrella, da Carlo Lucarelli&nbsp;a Gianfranco De Cataldo, da Erri De Luca a Antonella Lattanzi, Fiamma Satta,&nbsp; Massimo Lugli, Pino Corrias, e Carlo Verdone. La madrina dell&#8217;iniziativa \u00e8 Dacia Maraini e, a guidare la Giuria, \u00e8 stato chiamato Elio Pecora.<br>I racconti in gara (quest&#8217;anno \u00e8 stata introdotta anche la poesia)&nbsp; toccano il cuore, ma anche la mente e aprono spaccati di una realt\u00e0 che normalmente si preferisce dimenticare: c&#8217;\u00e8 la profuga siriana adolescente data in vendita dalle milizie; la madre che insegna a suo figlio bambino a nascondere la droga nello zaino, in modo che lui possa piazzarla, il killer mafioso che uccide il suo miglior amico, il somalo soldato bambino senza futuro.<br>Va in scena un&#8217;umanit\u00e0 &#8220;brutta e cattiva&#8221; che troppo spesso si vorrebbe rimanesse reclusa e nascosta. Senza diritto di parola o di&nbsp; riscatto. E quante percezioni e dettagli&nbsp; nel racconto corale del&nbsp;Giardino di cemento armato. Suggestioni del passato di &#8220;fuori&#8221;, ma anche fatti scanditi dal tempo del carcere, diverso, unico, sospeso, assurdo. Le parole &#8220;detenute&#8221;servono a ripensare se stessi, ad aprire spiragli in porte sigillate, facendo uscire all&#8217;esterno quel &#8221; lato oscuro&#8221; che, anche se non ci piace riconoscerlo, aleggia tra tutti noi. Ogni racconto \u00e8 preceduto da una breve introduzione del tutor e tutti insieme accendono i riflettori sulla vita di &#8220;dentro&#8221;, dove tra le celle si urla e si piange, si soffre e si sopravvive tra rituali sempre uguali: le Tv accese, gli odori di sudore e di cibo cucinato sui fornelli,&nbsp; il caos e le solitudini, il sangue e i suicidi.<br>Ma in queste gabbie di dolore \u00e8 perfino possibile far nascere una scheggia di rinascita. O almeno provarci. Ha detto di s\u00e9 il&nbsp; detenuto Cosimo Rega, finalista al Premio e che gi\u00e0 interpret\u00f2 Cassio nel film&nbsp;Cesare deve morire&nbsp;dei fratelli Taviani: &#8220;Scrivere non serve certo a ripulire l&#8217;anima, ma ad assumere la consapevolezza di chi sono stato e potrei un giorno essere, questo s\u00ec&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Antonella Bolelli Ferrera, Scrittura e carcere, qual \u00e8 lo scopo del premio Goliarda Sapienza?<br>L&#8217;idea di un concorso letterario rivolto a persone detenute \u00e8 nata anni fa, quando, nel mio percorso di conduttrice radiofonica, mi sono imbattuta nella storia di Goliarda Sapienza. Non sapevo che l&#8217;autrice deL&#8217;arte della gioia&nbsp;avesse vissuto l&#8217;esperienza del carcere e che, una volta libera, l&#8217;avesse riportata in un libro,&nbsp;L&#8217;Universit\u00e0 di Rebibba. Finalmente un editore accettava di pubblicare un suo testo, se non fosse finita in galera chiss\u00e0 se sarebbe accaduto? Dunque, la detenzione fu per lei fonte d&#8217;ispirazione, come lo \u00e8 stata nel passato per tanti scrittori, ma ha rappresentato anche un&#8217;opportunit\u00e0. Nasce cos\u00ec l&#8217;idea del premio Goliarda Sapienza: dare un&#8217;opportunit\u00e0 alle tante persone ristrette in carcere di esprimersi e di portare all&#8217;esterno la loro voce attraverso la parola scritta. La scrittura, si sa, permette di superare ogni barriera e per chi \u00e8 stato abituato nella propria vita a privilegiare l&#8217;azione, come&nbsp; chi ha commesso dei reati, \u00e8 anche lo strumento che favorisce il passaggio a una nuova dimensione, quella della vita interiore, della riflessione. E&#8217; un concetto espresso dalla madrina del premio, Dacia Maraini, che ho scoperto pi\u00f9 che mai vero nella mia esperienza a contatto con i detenuti. Persone che si sono macchiate di crimini gravissimi, donne e uomini privi delle bench\u00e9 minime basi culturali, trasformate nel tempo in persone pi\u00f9 inclini al pensiero, allo studio, pi\u00f9 disposte all&#8217;autocritica. E questo non risponde in fondo al principio di rieducazione sancito dall&#8217;art, 27 della Costituzione? Il premio Goliarda Sapienza vuole dare un piccolo contributo in questa direzione. Un detenuto di lungo corso, finalista del Premio, ha detto: &#8220;Scrivere non serve certo a ripulire l&#8217;anima, ma ad assumere la consapevolezza di chi sono stato e potrei un giorno essere, questo s\u00ec&#8221;.&nbsp;<br>Donne, uomini, minori; come arrivano i detenuti a essere seguiti da un tutor?<br>Il Premio Letterario Goliarda Sapienza ha la caratteristica fondamentale di affiancare a persone detenute che aspirano a diventare scrittori,&nbsp; degli scrittori gi\u00e0 affermati con il ruolo di tutor. Ma per giungere a questo, occorre che il proprio scritto sia rientrato nella rosa di finalisti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quest&#8217;anno i racconti in concorso sono stati cinquecento. Storie al limite, di forte impatto, molte degne di trasformarsi in un romanzo o nel soggetto di un film. Non \u00e8 stato facile scegliere le migliori e come sempre abbiamo tenuto conto non solo dell&#8217;originalit\u00e0 del testo ma anche della qualit\u00e0 della scrittura e della costruzione della storia. L&#8217;abbinamento con i tutor avviene rigorosamente attraverso un sorteggio. In tal modo, per esempio, un ragazzino siciliano del circuito penale minorile, si \u00e8 trovato Carlo Verdone come tutor, una detenuta della sezione Adulti, Valeria Parrella, un altro ancora Antonella Lattanzi.<br>Ventisei detenuti finalisti (venti fra gli adulti e sei fra i minori) e altrettanti&nbsp; grandi scrittori che hanno il compito d&#8217;imprimere una pi\u00f9 compiuta espressione letteraria al racconto loro affidato. Alcuni fanno&nbsp; parte della squadra degli scrittori-tutor dalla prima edizione del Premio, come Giancarlo De Cataldo, Massimo Lugli, Giordano Bruno Guerri, Valerio Evangelisti, Cinzia Tani, Federico Moccia e come Erri De Luca che si dice contento di fare da correttore di bozze di un carcerato. Fa bene vedere come tante penne illustri si mettano a disposizione per dare una speranza a chi non ne ha. Anche questo \u00e8 lo spirito del Goliarda Sapienza.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Dopo alcuni anni, un bilancio dell&#8217;iniziativa ?<br>Dalla prima edizione a quest&#8217;ultima&nbsp; &#8211;&nbsp; la quarta &#8211; quasi duemila detenuti hanno concorso al Premio Goliarda Sapienza e ogni anno il numero dei partecipanti aumenta. Vuol dire non solo che l&#8217;iniziativa piace ma soprattutto cresce la voglia (il coraggio) di raccontarsi attraverso la parola scritta, che \u00e8 qualcosa che rimane, che gli altri potranno leggere. E ci\u00f2 significa che c&#8217;\u00e8 consapevolezza di quanto si scrive, che si \u00e8 riflettuto sul proprio percorso prima di darlo in pasto ai lettori.&nbsp; Questo \u00e8 il primo risultato importante anche perch\u00e9 in direzione dell&#8217;obiettivo primo del concorso: la rieducazione del condannato. Brutta parola condannato, ma di questo si tratta.<br>A bilancio porto anche il coinvolgimento di decine e decine di scrittori e artisti (anche la giuria \u00e8 composta da autori affermati) che s&#8217;impegnano sempre di pi\u00f9, non limitando il loro contributo, seppur importantissimo, all&#8217;aspetto letterario, ma caricandolo di umanit\u00e0. Duranti gli incontri fra tutor e detenuto in carcere, diventa tangibile. Il contatto diretto con la persona che ha commesso un crimine, fa comprendere quanto sia sottile il limite tra la cosiddetta normalit\u00e0 e la devianza e costringe a interrogare se stessi come forse non si \u00e8 mai fatto. Ma altrettanto sottile pu\u00f2 essere il confine tra la devianza e la riabilitazione.&nbsp; In questo senso, ha detto qualcuno, il Premio Goliarda Sapienza \u00e8 un cantiere della speranza. Tanto basta per continuare.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-dd637b5 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"dd637b5\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-800e6ab\" data-id=\"800e6ab\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e308bf4 elementor-widget elementor-widget-wesper-section-title\" data-id=\"e308bf4\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" 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